Dalla vasta raccolta di testimonianze della stampa italiana ed

estera una piccola scelta di articoli su Bertocesco

 

 

 

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Usa il martello senza lasciare alcuna traccia dei colpi violenti. Leviga il ferro in maniera tale che la scultura pare uscire spontaneamente, bell'e pronta, con le linee sinuose, i tratti decisi e così piacevolmente originali.

È in questo aggettivo dal significato ambivalente che trova spiegazione tutta la produzione di Francesco Bertolini in arte Bertocesco: l'idea nasce nel cuore, passa per la testa e trova forma in opere che sono vicine alle espressioni artistiche delle origini, ai prodotti delle civiltà del passato, alla statuaria genuina e un poco grezza di scultori smaliziati quali potevano essere quelli vissuti nel secoli scorsi.

Nessun barocchismo, nessuna estrosità, nessuna espressione virtuosa: i lavori di quest'artigiano-artista viaggiano su un piano diverso, esattamente all'opposto, fatto di componenti proprie di un'arte delle origini. Le sue sculture sono piene di una semplicità che sfocia nella primitività candida.

I soggetti che Francesco Bertolini propone sono tutti perfettamente classificabili come prodotti di espressioni antiche, riecheggianti culture lontane e traboccanti di riflessi primitivi.

Studiata la parte "storica" delle sculture di Bertocesco, cercati i suoi maestri ispiratori, è doveroso ora collocarlo nel tempo che gli è proprio: è il mondo dei contadini, di una cultura impastata di terra e di valori genuini quello che Bertocesco propone, un mondo che egli ha conosciuto per averci lavorato, per aver immerso le mani nelle zolle. Si sente, guardando le sue creazioni, che sotto (o dentro) c'è un'anima contadina. Nessun pateticismo, nessuna retorica, solo sentimento sincero e lontano da ogni inutile romanticismo.

Bertocesco mette nel metallo ciò che la vita gli propone quotidianamente: stimoli, situazioni, pensieri.